mercoledì 17 maggio 2017

BARCELLONA E I SUOI TALENTI.

Intervista a Miriam Romeo, critico cinematografico.


Autore: Cristina Saja.
Pubblicato il 16 maggio 2017 da www.24live.it



Pullula di giovani talenti la nostra Barcellona Pozzo di Gotto che, nel suo piccolo, in positivo e in negativo, riesce sempre ad essere eco di tutto il mondo. Ecco, quindi, la storia di una ragazza, Miriam Romeo, 27 anni, barcellonese, critico cinematografico.
Sì, avete letto bene: è un critico cinematografico barcellonese. Non capita spesso di incontrarne uno e non capita spesso di poterci parlare apertamente come lei ha, invece, fatto con 24live.it. Abbiamo deciso di intervistarla per accostarci a una particolare categoria, quella dei critici, e ad una ancor più specifica arte, il cinema. Avanguardista culturale, Miriam oppone resistenza alla sfera digitale, ad internet, fa fatica ad adattarsi anche se, da poco, ha dovuto fare i conti con le sue esigenze e ha trovato nell’ostile web una delle soluzioni migliori per lei e la sua passione.
Laureata all’Università Sapienza di Roma, Miriam è Dottoressa in Scienze Umanistiche – indirizzo cinema. Trasferitasi da Roma, ha continuato a studiare, conseguendo la specialistica in Studi Sociologici e Ricerca sociale all’Università di Messina. Adesso vive stabilmente a Barcellona, dove insegna lingua e fonetica inglese, oltre ad occuparsi di storia e critica del cinema. Grande appassionata di cinema e musica, Miriam è ideatrice e curatrice del suo blog “RiformaMente – La bellezza sta negli occhi di chi sa guardare” e dona al lettore la possibilità di aprire la mente e il cuore a quella che, per tutti, è la “settima arte”.


RiformaMente blog

Si definisce “presuntuosa” ed “intollerante” e forse, tra le due, è solo un po’ “intollerante” ma solo a chi non si gode i film come dovrebbe, a chi non presta attenzione a quella che, secondo lei, è “LA BELLEZZA”, a chi non guarda oltre. I fratelli Lumière sicuramente sarebbero fieri di lei e la adorerebbero, ascoltandola parlare della cinematografia, quel fenomeno sociale, culturale, mediatico, l’arte moderna che ha rivoluzionato il mondo.
Alla nostra intervista, Miriam fa una premessa: “Non so se posso considerarmi un Critico Cinematografico dato che non so cosa o chi qualifichi questa professione. Quello che so è che, di certo, ho studiato per questo; che tutta la mia vita è ruotata e ruota fino adesso attorno al cinema; che essere un critico non è poi così facile al giorno d’oggi; che esserlo nella nostra città, nella nostra Provincia, nella nostra Sicilia significa compiere un’impresa che, di certo, non riuscirà facilmente. Non puoi essere critico cinematografico qui e pretendere anche che qualcuno ti paghi per pubblicare una tua pagina di critica. Anche perchè il mondo di internet ci fa credere che tutti sono capaci di tutto, che non hai bisogno di un critico per capirne di più… o perlomeno questa è la mentalità a cui vado incontro quando mi trovo a dialogare con i miei coetanei. La mia generazione, direi, soffre di presunzione e questo mi dispiace. Ci perdiamo molte cose, molte sfumature belle solo perchè internet ci fornisce qualsiasi risposta, anche se non sempre è quella più giusta o più corretta. Ad ogni modo, io ho studiato per questo e la mia opinione spesso dissente dal comune dire riguardo ai film e con le mie conoscenze, la mia esperienza e il mio modo di guardare oltre potrei azzardare e dire che sì, sono un critico cinematografico.”

– Chi è il Critico Cinematografico?

Di sicuro non è, come molti pensano, una persona che non è riuscita a fare cinema o a diventare regista. Non è qualcuno che si è accontentato anzi…Ce ne saranno di sicuro, per carità, persone che hanno trovato il ripiego nel mestiere del critico cinematografico, ma per me non è questo. Piuttosto credo che il critico cinematografico è qualcuno che ha studiato per questo e che ha una predisposizione naturale all’osservazione, all’attenzione verso il dettaglio, che ha delle conoscenze specifiche e dei punti di riferimento solidi. Chi è critico guarda oltre e riesce a cogliere più di un normale osservatore, ma non perchè è migliore di qualcun’altro, ma solo perchè ognuno è fatto a modo suo ed alcuni riescono a leggere meglio le cose, i film che gli si presentano e forniscono anche un aiuto, agevolano gli altri a godersi, nel mio caso, i film. A differenza dell’opinione comune, il critico non predomina l’opinione altrui, non è un frustrato che criticando ottiene la sua rivincita, ma analizza in maniera tecnica e non vuole assolutamente essere ostile a chi produce l’opera e a chi ne fruisce.
Per quanto mi riguarda, da sempre, ho avuto in mente di diventare critico cinematografico, anche se per un attimo prima di intraprendere gli studi a Roma ho dovuto rifletterci un po’ più a lungo per vagliare anche le altre varie opzioni che mi venivano offerte come, ad esempio, la regia. Ma non ho mai esitato, ho scelto la critica cinematografica e sono pienamente convinta di essere portata per questo. Non so se hai letto “Lezioni Americane” di Italo Calvino. Lui è stato, senza alcun dubbio, un bravissimo scrittore, ma quello che ti ho appena menzionato è un libro di Critica Letteraria. Ogni volta che lo leggo, rimango folgorata, perchè da quest’opera viene fuori l’essenza del critico, l’amore per l’arte, in tal caso per la letteratura, che lo spinge ad analizzare dettaglio per dettaglio, a collegare ogni cosa conosciuta. Calvino fa proprio vedere COME lavora un critico, arrivando a tesi che un semplice lettore non si aspetta. Questa è la meraviglia: il critico apre le menti.
E’ per questo che la mia predisposizione e la mia ricerca non si fermano al cinema. “La bellezza sta negli occhi di chi sa guardare” è il nome che ho scelto per il mio blog. Certamente non vuole essere un inno a me stessa, piuttosto un modo per agevolare il modo di guardare. Non riesco ad essere indifferente a ciò che leggo, a ciò che sento, a ciò che guardo… se una frase è meravigliosa e io rimango incantata, ho la necessità di dirlo a tutti, di analizzarla, di andare indietro a ciò che mi ricorda e avanti verso ciò che mi suscita.

-Perchè il cinema?

Perchè per me questa passione è quasi un’ossessione, da sempre. Non ricordo esattamente il momento in cui mi appassionai al cinema, ricordo che ero piccola e ogni pomeriggio salivo sopra per prendere le videocassette di mio cugino e portarle a casa mia dove, seduta a terra, stavo ore ed ore a guardare e riguardare i film, osservando tutto. Ricordo che non seguivo le trame e basta, ma guardavo tutto, occhi spalancati e incanto. Certo, mi dava fastidio la non corrispondenza tra il movimento delle labbra degli attori e i suoni che ne venivano fuori. Quando chiesi a mia madre il perchè, mi rispose che gli attori parlavano inglese. Forse è per questo che la mia passione per l’inglese ha accompagnato quella per il cinema e ricordo anche la fantastica sorpresa e la mia reazione quando alle elementari mi presentarono la maestra d’inglese. Pensai che lei mi avrebbe insegnato la lingua del cinema! Certamente non ero una bambina da Bambi o Dumbo, perchè amavo guardare Terminator II, Forrest Gump, Il Corvo o Chi ha incastrato Roger Rabbit che è, tutt’ora, uno dei miei film preferiti, ma ricordo che quello era il mio momento, dopo il pranzo o dopo i compiti. 
Non posso non dire, però, che accanto al cinema, l’altra mia grande passione è la musica anche se al riguardo non ho conoscenze approfondite come le possiedo in campo cinematografico, pur avendo un orecchio molto sviluppato. 
Sì, il cinema è davvero la mia più grande passione, la mia vita, anche se mi ha deluso. Per me il cinema è il nadir della arti, in essa le troviamo tutte. Lei non manca di nulla.

– Perchè ti ha deluso? Come sei risorta?

Dopo gli studi a Roma, mi sono subito trasferita in Sicilia perchè avevo capito che il mestiere del critico cinematografico non esisteva più e non era più considerato come una volta. Il che è verità al giorno d’oggi. Ho ricevuto questa grande delusione a livello personale. Per me il cinema è una musa, lo personifico, lo identifico, è come se avessi ricevuto una grande delusione d’amore. Non potevo in alcun modo riuscire ad espletare la mia arte ( credo fermamente che anche la critica sia una forma d’arte), è stato per questo che decisi di intraprendere un altro percorso di studi. Per qualche anno, non riuscivo nemmeno a guardare film, per me era una tortura guardare un film, prendere carta e penna, non poter fare a meno di analizzarlo e stilare una critica che nessuno avrebbe letto mai. E’ stata una delusione che, giorno dopo giorno, maturavo sempre più già dall’università, da quando i miei professori per primi (docenti quotati, tra le più grandi menti attuali, ospiti di Gigi Marzullo e critici richiesti), quasi quotidianamente, ci chiedevano perchè avevamo scelto quell’indirizzo, che non avevamo alcun futuro eccetera. Questo, insieme al fatto che a Roma non stavo bene e volevo tornare nella mia terra, mi hanno fatto prendere coscienza che dovevo dire addio al cinema, che non potevo nemmeno minimamente pensare di poter fare il critico qui. Così fu un addio, lento e doloroso. Atroce per me.
Poi, un giorno, il cinema si ripresentò al mio cospetto con un mazzo di fiori in mano e per me fu una vera secchiata d’acqua fredda. Dovevo laurearmi alla magistrale a Messina, quando casualmente fui contattata da Totò Canzio, che adoro, il quale ha chiesto che io tenessi una conferenza per spiegare, dare un’opinione tecnica de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino che era da poco uscito. Il tutto era nato da una gita alla quale parteciparono anche i miei genitori, durante la quale sull’autobus si accese un dibattito molto animato al riguardo, motivo per cui la L.U.T.E. di Milazzo ha così richiesto la mia presenza. E’ ovvio che io risposi subito di no e che ho ceduto con un sì tirato tirato solo dopo che i miei avevano tanto insistito, convincendomi. Io non mi sentivo all’altezza, non ero nessuno per andare lì e tenere un incontro del genere, non avevo mai parlato in pubblico. Una perfezionista come me non poteva pensare di sostenere una cosa del genere, non perchè non mi sarebbe piaciuto ma perchè ero stata delusa, avevo accantonato il cinema. Tuttavia lo feci. Era marzo 2014. Mi riappacificai col cinema e dal 2015 tengo dei corsi di cinematografia presso la L.U.T.E. di Milazzo e mi diverto tantissimo. Quella prima volta, quel centinaio di persone, quell’incontro che fu un inaspettato successo e quella sete di sapere di chi mi aveva ascoltato mi hanno restituito l’entusiasmo e la fiducia nel cinema. Ho scoperto, così, che amo insegnare, esprimere opinioni, essere strumento per aprire le menti ed amo parlare di ciò che mi piace, di quello che è tutta la mia vita: il cinema. A dicembre scorso ho avuto anche il piacere di poter tenere il mio corso insieme a quello del Porf. Gino Trapani che mi ha chiesto se potevamo, insieme, concentrarci su Vitaliano Brancati e Sciascia. E’ stata anche questa una bellissima esperienza. Sono convinta di non essere nessuno, di non essere abbastanza, ma queste esperienze mi arricchiscono moltissimo e l’aver perso un po’ di mania di perfezionismo credo sia stato un bene.

-Quando hai deciso di aprirti un blog?

Da tantissimi anni, tutte le persone che mi conoscevano mi spronavano in tal senso. Addirittura mi fu suggerito di aprirmi un canale youtube, ma io non ho dimestichezza con le telecamere, la mia immagine e la mia voce. Io ho sempre detto di no, un no convinto, fermo, fino a quando, alla fine della scorsa estate, ho sentito l’esigenza di dire la mia, di comunicare al mondo tutto quello che penso. Per anni ho taciuto e molto spesso mi sentivo censurata, perchè anche esprimere giudizi troppo tecnici a volte è difficile, perchè tutti sono ostili al troppo tecnicismo, perchè quando ne parli con i tuoi amici non puoi proprio esprimerti e dire tutto quello che vorresti. Così ho trovato un modo per dire come la penso, senza che nessuno mi interrompa. Non perchè voglio parlare sempre io, ma perchè per formulare un concetto difficile con parole semplici e mostrare il percorso che fai, devi essere concentrata, non puoi distrarti. Insomma, il cinema è una cosa seria! Così ho pensato al blog… il blog perchè, tra l’altro, mi permette scrivere così come mi esprimo, informalmente, senza preoccupazioni di stili, scrittura, uniformità.

–Hai mai pensato, invece, di pubblicare un libro al riguardo?

In realtà, ho pensato di unire i pezzi che scrivo per il mio blog e farne un’unica raccolta che rappresenterà il mio testamento intellettuale. Spesso ho pensato di scrivere, ma non sapendo a chi indirizzare i miei scritti ho sempre lasciato stare, per il momento. E’ pur vero, però, che vorrei scrivere anche di libri di natura diversa, come ad esempio i romanzi. In questo modo potrei sfruttare la mia fantasia abbastanza spiccata, ma per il momento mi limito al blog. Se un giorno dovessi scrivere, penso che darei preminenza a qualcosa che parli e che miri a stravolgere i metodi d’insegnamento. Vorrei fondare il “METODO MIRIAM”  e rivoluzionare tutto il sistema metodologico della scuola italiana che credo sia il peggiore del mondo.

–Come fa un profano a guardare “bene” un film?

Deve evitare di seguire la trama. Lo so che sembro pazza dicendo una cosa del genere, ma il segreto è non seguire la trama e guardare tutto, le immagini, i suoni che le accompagnano, tutto ciò che appare davanti ai tuoi occhi. La storia può essere bella, ma se fai caso solo alla storia, allora leggi un libro!

-Cosa pensi dei libri che diventano film?

Non faccio alcun paragone tra libri e film. Un libro è un libro, un film è un film! Come fai a paragonarli? E’ impossibile, sono due cose diverse. Se quando guardi un film, segui solo la storia, non hai visto alcun film e mi dispiace per te! E’ importante che si abbia opinione su libri e film, ma al 100 percento su una e sull’altra cosa, non puoi mettere in relazione le due cose!

-Di cosa vive, oggi, un critico cinematografico?

Di insegnamento e, i più fortunati o i più capaci, di pubblicazioni a pagamento. E’ complicatissimo puntare alle pubblicazioni ed in ogni caso non potresti vivere solo di questo. Purtroppo, non si vive di critica cinematografica nè qui, nè altrove. Io insegno lingua e fonetica inglese e, quasi, sfocia tutto nella logopedia. In realtà, è tutto collegato. Da quando ero piccola odio i doppiaggi e così cinema e inglese sono sempre andati di pari passo nella mia vita e da autodidatta sono diventata bilingue. Tra l’altro, la mia tesi di laurea del corso di cinematografia si intitola “Semiologia dei colori nel cinema d’autore” e qui c’è il motivo per cui tutto nella mia testa ha sempre funzionato in un certo modo, lo stesso che ha accomunato passione, conoscenza, curiosità, meraviglia… La semiologia scava nei significati e nei significanti e per me è davvero affascinante, come lo è sapere esattamente cosa succede nella testa e nella bocca di un italiano che inizia ad imparare l’inglese. So esattamente che si impara meglio per imitazione, esattamente come un bambino senza saper leggere impara a parlare l’italiano, così dovrebbe valere a maggior ragione per tutte le altre lingue che, essendo diverse dall’italiano, non hanno corrispondenza tra scritto e pronunciato. Il mio metodo, infatti, è un metodo che si basa sull’uso dello specchio, dei film, dei libri, dei registratori, di me stessa come strumento e non su esercitazioni scritte e regole da imparare a memoria. Imitare ed ascoltare sono le chiavi. La lingua è orale, verbale, non scritta.

-Progetti per il futuro?

Nel mio futuro immediato devo organizzarmi per organizzare meglio il mio lavoro e tutte le cose che vorrei fare, dato che, da buona procrastinatrice seriale quale sono, rimando sempre le cose all’ultimo minuto. D’altra parte, tra 10 anni, mi piacerebbe molto essere considerata per quella che sono, per quello che so fare, per il mio talento. Mi piacerebbe aver fondato il “Metodo Miriam”… mi vedo con la mia famiglia… sono tantissime le cose che vorrei fare e che spero di riuscire a fare.
Si conclude così l’intervista a Miriam, un talento della nostra terra che fatica ad essere riconosciuto, una ragazza fortunata che ha saputo riconoscere la sua essenza, una coraggiosa sognatrice che riesce a meravigliarsi ed essere curiosa nonostante sia più che una bambina, un critico che sa guardare oltre e crede ancora che la bellezza possa salvare il mondo. -

Miriam Romeo


 

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