mercoledì 26 aprile 2017

Trump presenta la sua

rivoluzione fiscale.

Il ministro del Tesoro Usa, Steven Mnuchin, conferma: tassazione sulle imprese al 15%. "Il taglio più grande della nostra storia". La risposta di The Donald alle critiche.


Lo aveva promesso fin da subito: abbasserò le tasse. Era uno dei tasselli che aveva in mente per "rifare grande l'America".



Oggi Donald Trump presenta la sua riforma fiscale. Il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha confermato che la Casa Bianca intende tagliare al 15% l'aliquota della tassazione sulle imprese. Mnuchin non ha fornito altri dettagli sul piano fiscale, che verrà presentato in serata. In una conferenza stampa organizzata da The Hill il segretario al tesoro si è lasciato andare ad una previsione entusiastica: "Si tratterà del taglio fiscale più grande e della riforma fiscale più ampia nella storia del nostro Paese". La frase è una (voluta) citazione a quanto promesso da Trump.
Cosa succede ora. Tecnicamente l’aliquota d’imposta che pagheranno le imprese Usa scenderà dall’attuale 35% al 15%: "L’attuale 35% - spiega Mnuchin - è uno dei più elevati tra i paesi dell’Ocse ma il tasso effettivo è spesso molto inferiore, a causa dei diversi sistemi di esenzione e di deduzione". Conti alla mano Trump alleggerirà la tassazione sui profitti generati all’estero e ridurrà l’aliquota corporate dal 35 al 15%, un taglio maggiore di quello al 28% ipotizzato (senza successo) da Obama e di quello al 25% suggerito dai repubblicani nel 2014.
Ovviamente si tratterà di vedere come saranno reperite le risorse per finanziare il taglio, visto e considerato che comporterà mancate entrate per lo Stato pari ad almeno 2.400 miliardi di dollari. Probabilmente il piano non indicherà con esattezza i dettagli (i tagli), limitandosi a fornire le linee guida. Secondo le indiscrezioni trapelate sinora Trump dovrebbe proporre anche sgravi fiscali per le spese per l’assistenza sanitaria dei bambini, simili a quelli che sua figlia Ivanka aveva suggerito durante la campagna elettorale. Per quanto riguarda le tasse per i singoli individui, Trump pensa di ridurre il numero di "bracket" (fasce di reddito), ma ci sono ancora divisioni sulle soglie: Mnuchin vorrebbe il 37% come aliquota massima, sotto l’attuale 39,6%. Trump però aveva promesso il 33%. "Camera, Senato e amministrazione sono sulla stessa linea - assicura Mnuchin - per quanto riguarda la riforma fiscale, che è chiaramente una priorità per il Congresso e che sarà la maggiore riforma fiscale della storia", ha detto Mnuchin, che si è detto certo che il documento possa ricevere sostegno bipartisan in Congresso. L'ultima parola, dunque, spetta a deputati e senatori. Toccherà a loro trovare le risorse di cui Trump ha bisogno per mantenere la promessa e tagliare veramente le tasse.
Le coperture dei tagli sono un tema centrale. Secondo la commissione congiunta sulla tassazione di Camera e Senato, per ogni punto percentuale in meno dell’aliquota le entrate federali calano di 100 miliardi di dollari in un decennio. Ad esempio, una riduzione del 20% costa al governo 2.000 miliardi di dollari in dieci anni. Qualcuno rispolverando la teoria dell’economista Arthur Laffer sostiene che la forte crescita innescata dal taglio delle tasse nel lungo periodo potrebbe generare nuovi introiti fiscali, in grado di bilanciare quelli persi con la riduzione delle aliquote. I consiglieri di Trump, infatti, sono convinti che il taglio drastico delle tasse corporate saranno bilanciati da una forte accelerazione delle aziende e da conseguenti picchi dell’occupazione.
In soldoni Trump è convinto di poter fare meglio di quanto fecero George W. Bush e Ronald Reagan, che avevano ridotto le tasse, mettendo da parte le preoccupazioni su deficit e debito, saliti durante le loro amministrazioni. C'è un problema, in effetti: il debito pubblico. Trump è convinto di avere i mezzi per tagliare le tasse e, al contempo, ridurre il debito pubblico, ormai salito a 19.000 miliardi di dollari. A molti sembra un'ipotesi irrealistica, nonostante i tagli del budget federale che Trump ha già promesso. Staremo a vedere come andranno le cose. -

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