mercoledì 19 aprile 2017

TEKNO 2, I DIPENDENTI CAS SI DIFENDONO: I PROGETTI CI SONO, I LAVORI ANCHE.



inquirenti e investigatori titolari del caso Tekno

Affilano le armi le difese dei sei dipendenti sospesi per aver intascato illecitamente incentivi progettuali. Tutti hanno risposto all'interrogatorio di garanzia. Tranne Angelo Puccia, che tace ostinatamente.


Mercoledì, 19. Aprile 2017 - 14:26
Scritto da: Alessandra Serio
Pubblicato  da www.tempostretto.it
Sono durati poco più di due ore gli interrogatori di garanzia dei sei dirigenti del Consorzio Autostrade sospesi per sei mesi lo scorso 12 aprile, a seguito dell'inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia di Catania sugli incentivi progettuali, che vede indagati quasi 60 dipendenti.
Davanti al Giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza hanno sfilato Anna Sidoti, Antonio Lanteri, Stefano Magnisi, Angelo Puccia, Gaspare Sceusa e Alfonso Schipisi. Assistiti dai difensori e alla presenza del sostituto procuratore Stefania La Rosa, titolare del fascicolo insieme all'aggiunto Sebastiano Ardita ed al capo Vincenzo Barbaro, quasi tutti hanno scelto di rispondere, difendendosi.
Hanno spiegato di aver effettuato tutti i progetti per i quali hanno incassato gli incentivi, e di possedere anche le "pezze d'appoggio" che invece la Dia di Catania dice di non aver rintracciato al Cas.
Hanno inoltre respinto l'accusa che in molti casi i lavori per i quali erano stati nominati direttori tecnici o RUP non sono stati neppure portati a compimento. Tace invece Angelo Puccia, il "grande vecchio" della Siracusa-Gela, che ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.
Impegnati nelle difese gli avvocati Carmelo Scillia, Gianluca Gullotta, Giuseppe Pustorino, Alaimo di Palermo e Bilardo di Catania.
L'avvocato Gullotta, che assiste Magnisi dipendente del Comune in comando a Scoppo, ha depositato istanza di revoca della sospensione disposta dal Gip Leanza, sulla base del fatto che le mansioni di Magnisi a Palazzo Zanca, dove è impiegato in Ragioneria, sono oramai ordinarie. Il giudice si è riservato la decisione e, sentito il PM, deciderà nei prossimi giorni.
Tutti i difensori stanno ora lavorando alla raccolta della documentazione a supporto della difesa dei propri dipendenti, che probabilmente depositeranno al Tribunale del Riesame.
Contro di loro, però, agli atti dell'inchiesta ci sono anche le deposizioni di sette dipendenti i quali, interrogati dagli investigatori, hanno spiegato di aver prestato ai progetti in incentivo un apporto che altri non era che il loro lavoro ordinario.
Altri addirittura hanno svelato di aver scoperto ex post di essere stati coinvolti in progetti pagati ad incentivi, senza aver quindi svolto alcuna mansione effettiva.
Al collegio della Libertà hanno proprio oggi depositato i primi appelli i difensori degli altri sei indagati che hanno subito i il sequestro di beni, ovvero il palermitano Carmelo Cigno, il dirigente Letterio Frisone, Carmelo Indaimo, Antonino Francesco Spitaleri, Antonino Liddino e Corrado Magro. Questi ultimi sono assistiti dagli avvocati Valter Militi e Giovanni Mannuccia.
Il Riesame, che deciderà se confermare il sequestro delle somme o se revocarlo, non ha ancora fissato la data di udienza. -

Alessandra Serio

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