domenica 23 aprile 2017

Più spese per le pensioni,

meno per la sanità.

Per gli italiani sarà meglio

non ammalarsi.

L'incidenza sul Pil della salute pare destinata a una flessione irreversibile.

Vecchi (e pensionati) sì, malati meglio di no. Lo Stato nel prossimo quadriennio si ritrova costretto a spendere soprattutto sulle pensioni, nonostante gli interventi sulla previdenza degli ultimi anni, mentre gli esborsi per la sanità saranno molto più contenuti.



A fare le pulci all'ultimo Def varato dal ministro Padoan - analizzando nel dettaglio soprattutto i dati di spesa per welfare e salute nel prossimo quadriennio - è stato il centro studi di Unimpresa, che ha calcolato in circa 41 miliardi di euro l'aumento totale della spesa per i due settori nel periodo 2017-2020. Si passerà dai 450,05 miliardi investiti in welfare e sanità nel 2016 ai 490,9 miliardi del 2020. Una cifra, quest'ultima, pari al 26,37 per cento del Pil, e dunque in flessione rispetto all'incidenza attuale (26,91 per cento) degli investimenti in salute e previdenza rispetto al prodotto interno lordo, nonostante l'incremento in valore assoluto.
Come si diceva all'inizio, l'impennata della spesa è buona parte appannaggio del costo sostenuto dallo Stato per la previdenza, che per i prossimi quattro anni è pari a 26,4 miliardi di euro, con altri 8,4 miliardi che verranno investiti per le prestazioni sociali. Nel dettaglio, il «peso» totale degli assegni pensionistici erogati dall'istituto guidato Tito Boeri passerà dunque dai 261 miliardi di euro che lo Stato ha speso nel corso del 2016 ai 287 miliardi del 2020 (con un aumento pari a dieci punti percentuali), mentre le prestazioni sociali passeranno da 76 miliardi (dato della spesa nel 2016) a 84 miliardi (previsione per il 2020), in aumento dell'11 per cento.
Nel suo complesso la spesa per il solo welfare, al termine del quadriennio 2017-2020, sarà salita di quasi 35 miliardi di euro (34,8), con un incremento del 10,33 per cento.
Decisamente minore, invece, l'incremento della spesa sanitaria, che passerà dai 112 miliardi di euro investiti nel 2016 a 118 miliardi di euro di spesa nel 2020, con un aumento pari a 5,36 punti percentuali e a sei miliardi di euro di valore. Il dato della spesa sanitaria, tra l'altro, è addirittura in diminuzione considerandone il rapporto con il Pil: si scende dal 6,73 per cento dello scorso anno al 6,37 per cento del 2020. Anche l'incidenza sul Pil della solo spesa per il welfare è in flessione. Nel 2016 i 337,5 miliardi di euro spesi per pensioni e prestazioni sociali pesavano per il 20,18 per cento del prodotto interno lordo, nel 2020 la stessa voce sarà pari a 372,3 miliardi di euro e dovrebbe incidere sul Pil per il 20%, in discesa in un quadriennio dello 0,18 per cento, ossia esattamente la metà rispetto alla flessione della spesa sanitaria (-0,36 per cento) nello stesso periodo. Una forbice che certifica il diverso andamento degli investimenti nel welfare e nella sanità.
«Restano degli squilibri - osserva sul punto il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci - e l'aumento della spesa pensionistica dimostra che le riforme degli scorsi anni non hanno risolto i problemi delle nostre finanze pubbliche». -

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