L’inceneritore di Motta Sant’Anastasia (Catania) non sarà realizzato. Secondo il sindaco Anastasio Carrà mancano i requisiti minimi per portare avanti l’opera, a cominciare dalla documentazione tecnica e dal fatto che la società svizzera che ha proposto il progetto (la Nexxus Energy AG), non risulta censita agli atti dell’Ufficio antimafia (almeno secondo la Prefettura). Questo sul versante tecnico. Sul versante politico è una decisione che appare improntata su un tentativo di ricomposizione di una frattura fra lo stesso sindaco, i colleghi della Valle del Simeto e soprattutto la popolazione che in questi mesi si è opposta alla costruzione della mega struttura che avrebbe dovuto bruciare circa 700mila tonnellate di rifiuti l’anno su un’area di 460mila ettari di agrumeto.
Non dimentichiamo che nei mesi scorsi migliaia di cittadini, con la loro firma, hanno detto un No secco alla costruzione dell’opera. Un No ribadito a gennaio in occasione di un convegno organizzato dal mondo associativo, che ha visto una foltissima mobilitazione di persone.

Motta Sant’Anastasia. Un momento della manifestazione contro l’inceneritore svoltasi nei mesi scorsi. Sopra: uno scorcio suggestivo della Valle del Simeto

Con una lettera di “indirizzo politico” datata 12 Aprile 2017 Carrà si rivolge all’architetto Limoli (responsabile del procedimento, e dell’Area VI del Comune di Motta)  e “ribadisce l’intendimento già verbalmente espresso” affinché “la S.V. predisponga gli atti amministrativi finalizzati alla revoca della delibera n. 83 della Giunta municipale del 19/12/2016 avente ad oggetto ‘Centro Tecnologico Innovativo-Studio di fattibilità”.
Quattro i punti salienti per i quali, secondo il primo cittadino, la struttura non può essere realizzata. Argomenti forti, che Carrà ha inteso esprimere per mettere la parola fine su un procedimento al  quale, come detto, la popolazione della Valle del Simeto si è opposto con forza, pur essendo stato sollecitato – come si legge proprio nella delibera che si intende revocare – dal primo cittadino.
Più che un atto dovuto appare dunque una vera e propria marcia indietro determinata dall’opposizione di centinaia di cittadini e di diversi sindaci della Valle che nei mesi scorsi hanno stigmatizzato l’atteggiamento di Carrà, in quanto sottoscrittori, assieme a lui, di un protocollo d’intesa col quale si erano impegnati – garante l’Università di Catania – ad evitare la realizzazione di opere invasive nel territorio.

Motta Sant’Anastasia. Panorama

Ma vediamo, punto per punto, perché secondo il sindaco di Motta adesso l’inceneritore non s’ha da fare.
Punto primo. Dalla nota del 22 Febbraio 2017  “emerge l’attuale assenza di idoneo documento di disponibilità dell’area sulla quale dovrebbe insistere il centro de quo nonché la carenza di specifiche e documentate referenze tecniche da parte della Società proponente”.
Punto secondo. Dalla nota del 31 Marzo 2017 “si evince la mancanza di informazioni nei confronti della Nexxus Energy AG (la società svizzera che aveva presentato il progetto, ndr.), atteso che la Prefettura di Catania ha comunicato che la società non risulta censita agli atti dell’Ufficio Antimafia”.
Punto terzo. “Questo Ente a tutt’oggi non ha espresso alcun assenso o nulla osta e non ha emesso qualsivoglia titolo abilitativo tale da consentire di intraprendere le procedure finalizzate all’avvio dell’iniziativa de quo”.
Punto quarto. “La proposta di insediamento industriale ha suscitato perplessità in parte della cittadinanza ed, altresì, sembra non essere ampiamente condivisa”
Una notizia che molti cittadini della stessa Motta, ma anche di Paternò, Adrano, Misterbianco, Belpasso, Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Ragalna, Troina, Centuripe e Regalbuto (tutti comuni ricadenti nell’area del Simeto) attendevano da un pezzo.
“E’ il coronamento di una lotta durata mesi”, dichiara Silvana Ranza, presidente del Presidio della Valle del Simeto. “Finalmente si è compreso che il futuro della Sicilia non è demandato all’incenerimento dei rifiuti, ma alla raccolta differenziata, al riciclo, alla valorizzazione dell’agricoltura, della zootecnia e del turismo”. -
Luciano Mirone