mercoledì 12 aprile 2017

MESSINA: MAXI SEQUESTRI.


Tekno, dirigenti e dipendenti svuotavano le casse del Cas.


NOMI, VIDEO, FOTO.


In questi due anni, gli accusati avrebbero sottratto circa 1milione e 300mila euro dalle casse del CAS, con la compiacenza degli altri 45 indagati.

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Mercoledì, 12. Aprile 2017 - 11:29
Scritto da: Veronica Crocitti
Pubblicato da www.tempostretto.it

Nuova e pesante bufera giudiziaria quella scattata stamani per il Cas, il Consorzio per le Autostrade Siciliane già finito più volte nel mirino della magistratura peloritana. Sono ben 12 le persone, tra dirigenti e dipendenti, finite nel calderone dell’operazione Tekno coordinata dalla Procura di Messina.

Sospensione dall’esercizio pubblico, per la durata di 6 mesi, per il Sindaco di Montagnareale Anna Sidoti, per Antonio Lanteri, per Stefano Magnisi, per Angelo Puccia, per Gaspare Sceusa e per Alfonso Schipisi. Maxisequestro di beni, invece, per il palermitano Carmelo Cigno, per il dirigente Letterio Frisone, per Carmelo Indaimo, per Antonino Francesco Spitaleri, per Antonino Liddino e per il siracusano Corrado Magro.


Complessivamente si tratta di quasi 1milione di beni sequestrati, tra rapporti bancari, beni immobili e mobili. L’inchiesta rappresenta il culmine dell’originaria Operazione Tekno che, nel novembre 2014, sfociò nell’arresto di 8 soggetti accusati di turbata libertà degli incanti, induzione a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione.
La Procura è tornata a puntare i fari sul Consorzio che, in Sicilia, gestisce le autostrade Messina-Catania-Siracusa, Messina-Palermo e Siracusa-Gela.
Già nel 2014 gli investigatori avevano passato al vaglio numerosi bandi e gare di appalto risultate “anomale”. In particolare, secondo le accuse, i vari funzionari e dipendenti del CAS travolti dai provvedimenti di oggi si sarebbero intascati ingenti somme di denaro pubblico sfruttando il sistema degli incentivi. Gli investigatori, attraverso intercettazioni ambientali, sono riusciti a dimostrare che gli indagati usavano intascarsi soldi pubblici per la presentazione di progetti che, di fatto, esistevano solo sulla carta. Questi incentivi venivano quindi presi e poi divisi a tavolino tra un cerchio ristretto di dirigenti e dipendenti. Talvolta i progetti neanche esistevano, talvolta invece esistevano ma non venivano neanche portati a termine.
“Un sistema collaudato”, quello messo in atto da alcuni dirigenti che potevano sfruttare anche il loro ruolo di RUP (Responsabile Unico del Provvedimento). “Secondo la normativa vigente – ha spiegato il capo della DIA Renato Panvino – il Cas dispone di grosse somme di denaro da destinare all’elaborazione e all’esecuzione di lavori per la rete autostradale siciliana. Questi incentivi servono per il pagamento di alcune figure professionali specifiche nonché per alcuni dipendenti che mettono in campo competenze inerenti ai progetti. In pratica, gli indagati di oggi utilizzavano il sistema degli incentivi per sottrarre i soldi e poi dividerli tra loro o tra una cerchia ristrettissima”.
Gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia, su input del pool di magistrati composto dal Sostituto Procuratore Sebastiano Ardita e dal Sostituto Stefania La Rosa, hanno passato a setaccio quasi 70 appalti riguardanti il biennio 2012-2013. In questi due anni, gli accusati avrebbero sottratto circa 1milione e 300mila euro dalle casse del CAS, con la compiacenza degli altri 45 indagati. -

(Veronica Crocitti)

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