mercoledì 19 aprile 2017

Londra fa il bis Contro

l'Europa si torna a votare.

La May scioglie il Parlamento tiepido sulla Brexit. Altro che populismo, è democrazia.


Theresa May, primo ministro inglese, ha annunciato ieri a sorpresa elezioni anticipate l'8 giugno.



Non ci sta, la premier insediata meno di un anno fa, a farsi rosolare da un parlamento ostico a varare la Brexit, cioè l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Dovendo scegliere tra la sua classe dirigente, spaventata dall'exit, e il popolo che a maggioranza l'exit l'ha votata, la May non ha avuto dubbi: sta con la gente e il suo sentire. Il che, probabilmente, la premierà nell'urna più di quanto non dicano oggi i sondaggi (parte da venti punti di vantaggio sugli avversari).

Gli inglesi con la storia non hanno mai scherzato, per questo sono una grande e antica democrazia. Il voto non fa paura e il giorno dopo si traggono le conseguenze senza drammi. David Cameron, predecessore della May, sconfitto inaspettatamente al referendum da lui indetto proprio sulla Brexit, il giorno dopo si dimise e si ritirò a vita privata. Ma per davvero, non come il suo collega (in questo caso di sventura) Matteo Renzi, che bocciato dagli elettori sulla riforma costituzionale è ancora lì che briga per tornare in sella (in realtà non c'è mai sceso, ha solo fatto finta).

Pensate come sarebbe diverso il nostro Paese se a ogni inciampo o difficoltà la parola fosse tornata senza drammi agli elettori. Non penso di sbagliarmi nel dire che almeno la metà dei nostri problemi sarebbe già stata risolta da governi stabili e sostenuti non da trasformisti ma da maggioranze omogenee e rappresentative della volontà popolare: niente Mario Monti, niente Enrico Letta, financo niente Renzi (ovviamente niente Gentiloni), o almeno non nel modo truffaldino con cui sono ascesi a Palazzo Chigi, chi barattando la disponibilità con la carica di senatore a vita (Monti), chi imbarcando gli avversari (Letta con Alfano) chi tradendo l'amico e compagno di partito(Renzi con Letta).

Del resto, di che cosa ci lamentiamo? In questi anni loro hanno avuto la regina Elisabetta, noi Giorgio Napolitano, uno che da buon comunista considera le elezioni e la libera volontà popolare una minaccia alla democrazia (arrivò a contestare anche la validità proprio del voto sulla Brexit perché il sì stravinse nelle fasce più popolari). Anche in quanto a donne non andiamo meglio: a loro la May, a noi la Boldrini e la Raggi. E c'è ancora chi sostiene che i vaccini (in questo caso dalla mala politica) non servono... /


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