La nuova inchiesta sul Cas della Dia potrebbe avere delle ripercussioni sui lavori che si stanno effettuando in Sicilia. In particolare secondo quanto riferisce il Dirigente Generale del Dipartimento Regionale delle Infrastrutture della mobilità e dei trasporti, Fulvio Bellomo “si rischia il blocco di importanti infrastrutture stradali in corso di realizzazione”.
“Mi riferisco principalmente – puntualizza il dirigente regionale – alle opere per il G7, al viadotto Ritiro e all’autostrada Siracusa-Gela che rischierebbero di diventare le ennesime incompiute del territorio regionale”.
Il presidente del CAS, Rosario Faraci, rassicura che già da oggi le professionalità interessate dai provvedimenti della Magistratura saranno sostituite da altro personale e, pertanto, la realizzazione delle opere proseguirà il suo corso.
Nella nota del Dipartimento Regionale delle Infrastrutture viene anche specificato che proprio il presidente Faraci si è subito adoperato presso l’ANAS per il potenziamento del contratto di service già in atto, al fine di sopperire alle professionalità mancanti.
Il Cas sta lavorando in particolare sulla A18 dove in vista del G7 sono previsti degli interventi per rendere più sicura l’autostrada Catania-Messina, fra questi non c’è però il ripristino dell’area coinvolta dalla frana dell’ottobre 2015.
Intanto l’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pistorio, esprimendo apprezzamento per “il rigoroso lavoro svolto della magistratura e dalla Direzione investigativa antimafia” fa sapere che l’assessorato “è a totale disposizione degli organi inquirenti”.
“Da tempo avevamo giudicato il Cas uno strumento non idoneo – prosegue Pistorio –. Abbiamo avviato il percorso, attualmente all’esame dell’Ars, per la costituzione insieme ad Anas di una spa a intero capitale pubblico che diventi il nuovo concessionario unico per la gestione delle autostrade siciliane”. -