L’amministrazione Usa di Donald Trump accusa da tempo la Russia di provare a fare da scudo al governo siriano per l’attacco chimico di martedì 4 aprile. Funzionari della Casa Bianca hanno fatto sapere la loro versione dei fatti sull’attacco chimico nella provincia di Idlib: il governo di Assad ha compiuto l’attacco al gas sarin contro i civili, uccidendo 87 persone fra cui molti bambini, per fare pressioni sui ribelli che stavano avanzando nell’area; ed “è chiaro che i russi stanno provando a coprire quanto è accaduto lì”, ha detto ancora un’altra fonte della Casa Bianca. Sulla stessa linea l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’Onu, Nikki Haley, che in un’intervista alla Cnn ha detto che ritiene che la Russia sapesse dell’attacco chimico in anticipo. “Non sono sembrati scioccati. Non sono sembrati sorpresi. Sono stati così veloci a difendere”, ha detto Haley.
Inoltre ieri sera, dopo le parole filtrate da funzionari coperti dall’anonimato, il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, nel suo briefing, ha ribadito che i fatti sostengono la versione Usa: “La Russia è su un’isola per quanto riguarda il suo sostegno alla Siria o la sua mancanza, francamente, di riconoscimento di ciò che è successo”, ha detto Spicer ai giornalisti. Mosca da una settimana a questa parte ha difeso Assad dalle accuse Usa secondo cui sarebbero state le sue forze a compiere l’attacco chimico, dicendo che non ci sono prove e puntando invece il dito contro i ribelli.
Secondo i funzionari della Casa Bianca, la Russia ha offerto versioni varie e contrastanti sull’operato del governo siriano, anche nel caso di quanto accaduto nel villaggio di Khan Sheikhoun. In un rapporto di quattro pagine distribuito ai giornalisti, la Casa Bianca riferisce che, stando all’intelligence Usa, l’agente chimico utilizzato nell’attacco è stato sganciato da un Su-22 siriano che era decollato dalla base aerea di Shayrat. Il dossier prova inoltre a confutare molte delle affermazioni di Mosca sulle circostanze dell’attacco, sottolineando per esempio che aerei siriani si trovavano vicino a Khan Sheikhoun circa 20 minuti prima l’attacco e si sono allontanati poco dopo. “Inoltre le informazioni in nostro possesso indicano che personale storicamente associato al programma di armi chimiche siriano si trovava nella base di Shayrat a fine marzo per fare preparativi per un attacco imminente nel nord della Siria, e che erano presenti nella base aerea il giorno dell’attacco”, si legge. È proprio dalla base siriana di Shayrat che Washington sostiene che siano partiti gli aerei dell’esercito di Damasco che reputa responsabili dell’attacco chimico e per questo gli Usa venerdì hanno lanciato un raid con 59 missili Tomahawk, in risposta, prendendo di mira la base. Gli Stati Uniti vogliono che la Russia interrompa l’appoggio ad Assad.
Poche ore fa intanto, in un colloquio telefonico, il presidente cinese Xi Jinping ha detto al presidente Usa Donald Trump che in Siria l’uso di armi chimiche è inaccettabile e ha chiesto una soluzione politica, secondo quanto riferisce l’emittente di Stato cinese Cctv. “Dobbiamo perseverare nell’andare verso una soluzione politica per la questione della Siria. È molto importante che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite possa parlare con una voce unita”, ha detto Xi secondo quanto riferisce Cctv. -