mercoledì 12 aprile 2017

Gli incentivi progettuali

solo per gli ‘amici’:

1.3 mln di euro sottratti

dalle casse del consorzio

autostrade siciliano.


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Percepivano indebitamente gli incentivi progettuali gestiti dal Cas per l’attività di specifica competenza e mai portata a termine. Progetti che esistevano solo sulla carta e somme di denaro che venivano distribuite ‘a tavolino’ non spettanti ad un gruppo ristretto di dipendenti del consorzio.
Sono 12 gli indagati nell’ambito dell’operazione Tekno della Dia di Catania e Messina che secondo quanto ricostruito dagli investigatori hanno avuto nella vicenda un ruolo ‘decisionale’ nei progetti esaminati e che hanno percepito copiose somme di denaro.
Sono stati sospesi per sei mesi: Antonio Lanteri (Messina), Stefano Magnisi (Furnari), Angelo Puccia (Castelbuono), Gaspare Sceusa (Barcellona Pozzo di Gotto), Alfonso Schepisi (San Pietro Patti) e Anna Sidoti (Montagnareale).

LE INCHIESTE SUL CAS IN SICILIA 

Con lo stesso provvedimento, il Gip ha disposto per una somma complessiva pari a circa un milione di euro il sequestro preventivo per equivalente del saldo dei rapporti bancari intestati a Carmlo Cigno (Palermo), Letterio Frisone (Messina), Carmelo Indaimo (Ficarra), Antonino Francesco Spitaleri (Roccella Valdemone), Antonino Liddino (Messina) e Corrado Magro (Avola).
In qualità di funzionari e dipendenti del Cas, il consorzio autostrade siciliane e come incaricati di pubblico servizio, si sono appropriati di ingenti somme di denaro pubblico, distraendole dalle finalità pubbliche a cui erano destinate, sottoscrivendo e formando decreti di liquidazione di incentivi progettuali affetti da falsità ideologica, con i quali hanno indebitamente  sottratto, nel biennio 2012/2013, complessivamente circa 1,3 milioni di euro dalle casse del consorzio.
Le 12 persone sospese dal Cas con altri 45 indagati sono tutti ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Le attività investigative hanno permesso di dimostrare come gli incentivi progettuali siano stati ad appannaggio di un circoscritto gruppo di dipendenti, diversificato per mansione e professionalità, prescindendo dall’effettivo contributo dato nell’ambito di ogni gruppo di lavoro, mentre, di volta in volta, venivano inseriti, in un numero minore di incentivi e comunque a rotazione, altri dipendenti, ai quali veniva fatto riconoscere una quota parte di incentivo progettuale al di là delle prestazioni effettivamente rese o necessarie.
Era così che alcuni Dirigenti in servizio al Cas che in alcuni casi ricoprivano il ruolo di Rup (Responsabile Unico del Procedimento) hanno strutturato un collaudato sistema di elargizione degli incentivi progettuali ad una ristretta cerchia di dipendenti per garantirsi, nel tempo, lauti guadagni ed altre utilità personali, il tutto attraverso la predisposizione di decreti dirigenziali palesemente falsi, comportando così un considerevole danno economico al Cas. -

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