venerdì 28 aprile 2017

Dal muro ai migranti,

la corsa a ostacoli di Donald

Bocciature a raffica dei provvedimenti del tycoon da parte dei giudici.

Pubblicato da www.ilgiornale.it

C' è un potere negli Stati Uniti di cui noi in Europa sappiamo poco rispetto alle conseguenze che provoca mandando di traverso le decisioni prese con gran fanfara da Donald Trump.



Quel potere si chiama «United States Court of Appeals for the Ninth Circuit», detto brevemente «Ninth Circuit», il nono circuito.
È un potere giudiziario enorme e del tutto autonomo che nel corso dei decenni ha acquisito una fisionomia politica di sinistra, che pratica ogni giorno il suo sport preferito: far saltare i piani e mandare in bestia il quarantacinquesimo presidente americano, giunto al centesimo giorno nella Casa Bianca, ormai aggrappato alla sola speranza di imporre un taglio delle tasse mai visto prima sull'imponibile di persone e aziende. Ieri Trump ha decretato i tagli e l'eccitazione è salita alle stelle, come del resto i mercati.
Ma gli insuccessi finora incassati da Trump dipendono dalla guerra che gli ha mosso il Ninth Circuit a cominciare dal bando contro i musulmani fino all'ultimo proclama per costringere le forze di polizia locali nelle aree di frontiera a mettersi agli ordini degli agenti federali per dare la caccia ai clandestini. Le aree grigie in cui i clandestini diventano invisibili sono chiamate «città santuario», nome peraltro privo di consistenza giuridica, perché la polizia locale lascia correre: senza la complicità degli sceriffi di contea, gli immigrati sarebbero rimpatriati, mentre la politica di oltre duecento contee setacciate dall'amministrazione consiste nel chiudere tutti e due gli occhi.
I repubblicani sostengono che dietro questo il lassismo si annidi la corruzione. Trump aveva appena deciso di usare il pugno di ferro ordinando ai poliziotti delle contee periferiche di dare la caccia ai clandestini minacciando il taglio dei fondi per le polizie locali. Gli Stati del West ricadono quasi tutti nella giurisdizione del «Ninth Circuit» che ha un potere quasi assoluto in California, Alaska, Oregon, Montana, Idaho, Hawaii e nello Stato di Washington, da non confondere con il distretto della capitale.
Trump è andato anche ieri in bestia di fronte all'ennesimo affronto del Nono Circuito d'Appello e ha ripetuto che si tratta di una sezione della magistratura interamente in mano alle sinistre che usano i giudici per impedire al presidente di governare: qualcosa di simile a quel che accadeva in Italia quando Silvio Berlusconi accusava una parte della magistratura di essere agli ordini dei comunisti.
Esiste un modo empirico e concreto per dare sostanza a una simile accusa? Il modo c'è e consiste nel contare quante volte le decisioni del Nono Circuito provocano un conflitto che finisce di fronte alla Corte Suprema e andare a vedere che fine fanno questi conflitti.
Il risultato è evidente: più della metà dei ricorsi contro le decisioni politiche di questo circo giudiziario è vinta dai ricorrenti e persa dai giudici liberal che però non hanno alcuna intenzione di demordere, visto l'entusiasmo da stadio che provocano con i loro atti, quando bloccano le decisioni di Trump e riescono anche a fargli perdere le staffe.
È questa la maggior causa delle sconfitte che il Presidente sta collezionando dal 20 gennaio e che riguardano per lo più le politiche dell'immigrazione, oltre la sconfitta sul famoso Muro del Messico che non va avanti anche se resistono lunghi tratti dei muri sulla stessa frontiera fatti erigere dai presidenti Clinton, Bush e dallo stesso Obama, con molto cemento e abbondante filo spinato. -

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