martedì 11 aprile 2017

Carte false in Procura per

incastrare papà Renzi.

Indagato capitano del Noe: ha attribuito a Romeo frasi di Bocchino. Fini dai pm si difende e scarica i Tulliani.


L'inchiesta Consip su Tiziano Renzi, padre dell'ex premier, sarebbe frutto di un depistaggio compiuto dagli investigatori che lavoravano al servizio del Pm di Napoli John Woodcock.



Per questo la Procura di Roma ha indagato per falso Giampaolo Scarfato, un ufficiale del Noe (il reparto ambientale dei carabinieri di cui si avvale il magistrato). A differenza di quanto sostenuto dagli inquirenti, non esiste infatti negli atti e nelle intercettazioni alcuna prova che Tiziano Renzi abbia mai incontrato Alfredo Romeo, l'imprenditore al centro dell'inchiesta sugli appalti pubblici. E, a quanto pare, non si è trattato di un errore materiale: l'ufficiale si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere ai pm romani, un indizio chiaro che siamo di fronte a una verità indicibile o, comunque, non facilmente spiegabile.
Sia dal punto di vista giudiziario che da quello politico si tratta di un fatto gravissimo. Del resto fin da subito abbiamo storto il naso su questa clamorosa inchiesta. E oggi capiamo il motivo di quella sensazione. Qualcuno, dentro lo Stato, ha costruito false prove, taroccando le intercettazioni, per incastrare il padre dell'allora presidente del Consiglio, che, a questo punto, pare essere il vero obiettivo della macchinazione. È l'ennesima, maledetta «via giudiziaria» con la quale in Italia si tende a regolare i conti, e gli scontri, tra i poteri (per informazioni chiedere a Silvio Berlusconi e, prima di lui, ai vari leader decapitati da Tangentopoli).
A questo punto è indispensabile capire chi ha tentato di incastrare, via padre, Matteo Renzi. Possibile che un oscuro ufficiale dei carabinieri abbia architettato di sua iniziativa un complotto di tale livello? Direi di no. Possibile che una procura nota per essere disinvolta e ambiziosa si sia prestata a un simile gioco? Spero di no, ma mi chiedo se tanta ingenuità e omesso controllo possano e debbano restare impuniti. E ancora: chi sapeva della manovra in corso? Perché qualcuno, direi più d'uno, sapeva o, quantomeno, aveva subodorato il trappolone. Lo si evince dall'insolito attivismo, negli ultimi mesi del governo Renzi, di Palazzo Chigi attorno ai servizi segreti. Che, se avessero saputo, qualcosa avrebbero dovuto fare per difendere le istituzioni. E se non sapevano nulla peggio mi sento. Qualcuno, oltre ai protagonisti, ha invece giocato sporco. E questo non è bello. A noi Renzi è piaciuto batterlo al referendum e sarà bello sfidarlo nelle urne. Intrighi e agguati giudiziari li lasciamo volentieri ad altri. -

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