“Non conosco le persone indagate in questa vicenda, non ho mai intrattenuto rapporti con loro e non conosco i fatti. Ciò perché io sono stata nominata direttore dei lavori solo a dicembre del 2016, insomma sono arrivata da quattro mesi”.
Così a BlogSicilia l’architetto Ester Bonafede, ex assessore regionale, si difende dopo aver appreso di essere indagata dalla procura di Firenze nell’ambito di una inchiesta per tangenti partita dagli appalti Anas in Toscana e approdata in Sicilia e in particolare nell’appalto da 4 milioni di euro per la realizzazione dell’albergo diffuso di Sambuca di Sicilia.
Si tratta di 31 immobili che si trovano nello storico quartiere saraceno in ristrutturazione per essere trasformati, appunto, in albergo diffuso.
La vicenda è del tutto scollegata, dunque, dall’attività politica della Bonafede che al momento della nomina alla direzione dei lavori non ricopriva più l’incarico di assessore già da circa tre anni.
I lavori per la realizzazione dell’albergo diffuso di Sambuca di Sicilia proseguono e dovranno concludersi entro luglio.
Ester Bonafede è attuale vice commissario dell’Udc in Sicilia. Il leader Lorenzo Cesa le ha affidato l’incarico dopo l’uscita dal partito dell’ex presidente Gianpiero D’Alia e dei deputati regionali del gruppo parlamentare dell’Ars transitati nei ‘Centristi per l’Europa’, tranne l’ex capogruppo Mimmo Turano che ha deciso di rientrare nell’Udc.
Bonafede è stata tra i protagonisti dell’accordo raggiunto da Forza Italia e dai ‘cuffariani’ di Cantiere popolare con Fabrizio Ferrandelli, candidato a sindaco di Palermo, sostenuto, oltre che dai partiti del centrodestra, dal movimento dei ‘Coraggiosi’ e da ex Pd.
Bonafede è stata anche assessore con delega alla Famiglia in due giunte di Rosario Crocetta, ne è uscita definitivamente dopo la formazione del governo politico. Quando era assessore fu al centro di polemiche per il doppio incarico in quanto responsabile dell’orchestra sinfonica siciliana che dovette abbandonare e per via di alcune dichiarazioni sull’indennità che riteneva troppo bassa rispetto all’impegno che ricopriva in giunta. Al momento dei fatti contestati, però erano gia trascorsi circa tre anni da quei fatti.
A difendere tanto Bonafede quanto Carmelo Carrara è l’avvocato Nino Caleca secondo il quale “Non esistono elementi corruttivi a carico di Carrara che ha assunto la difesa della società in questione solo dopo il primo intervento della magistratura”. -