domenica 23 aprile 2017

"Banlieue jihadiste a rischio

violenza se vince la Le Pen".

«La minaccia jihadista» è «costante e pregnante» e può manifestarsi con attacchi ai seggi elettorali durante il voto o «contribuire a innescare scontri di piazza» in caso di vittoria di Marine Le Pen.



L'allarme dei servizi segreti francesi, diramato a prefetture e gendarmerie locali dalla Direzione Centrale della Sicurezza Pubblica, parla chiaro. Secondo il documento riservato, pubblicato ieri dal quotidiano Parisienne, la Francia rischia - in caso di affermazione del Front National - una vera esplosione di quelle «periferie» controllate di fatto delle comunità jihadiste. Un'esplosione a cui concorrerebbero anche i movimenti di estrema sinistra accusati di essere già al lavoro per «organizzare eventi che potrebbero causare seri problemi».
I principali timori riguardano però le comunità dell'Islam radicale insediatesi in quelle che il ministero dell'interno francese cataloga ufficialmente come «Zone di Sicurezza Prioritaria» (Zsp). Istituite nel 2012 le Zsp sono passate dalle iniziali 64 a 80 e comprendono una dozzina di comuni ad altissimo rischio - come Tolosa, Marsiglia, Amiens, Cayenne, Avignone e Trappes elencati in una circolare dell'11 marzo 2016 firmata da primo ministro Manuel Valls. Ovviamente i documenti governativi si guardano bene dall'indicare l'Islam radicale come il vero responsabile dell'esproprio di questi territori sottratti all'autorità statale.
Ligi alla legge che proibisce d'identificare individui o gruppi in base alla religione le circolari si limitano a segnalare emergenze a «livello sociale e di sicurezza». La realtà fotografata da ricerche e reportage giornalistici è, però, assai diversa. Giornalisti e studiosi descrivono territori dove la polizia non ha più accesso e droga e armi circolano liberamente mentre le leggi dello stato sono state soppiantate dai decreti coranici imposti dagli imam delle moschee locali e fatti rispettare da bande di vigilantes musulmani. Proprio in queste «Zsp» ad altissimo rischio rischia di divampare la protesta che minaccia, d' accendere la rivolta delle banlieu in caso di una vittoria «lepenista».
La pericolosità e la dimensione del cancro islamista che divora queste aree trasformandole in una minaccia per la stabilità dell'intera Francia è ben chiarita in un documento riservato del Ministero della Giustizia in cui si analizza la situazione di Trappes, una cittadina di 30mila abitanti - 45 chilometri a sud ovest di Parigi - dove il fermo di una donna velata innescò nel 2013 violenti scontri. «La città riporta il documento venuto alla luce lo scorso settembre è a grande maggioranza (tra il 60 e il 70 %) di confessione musulmana e negli anni s'è sviluppata una militanza attiva che si manifesta con una volontà di conquista non violenta dello spazio pubblico e in certi casi delle istituzioni» .
Ma se la conquista dello spazio pubblico resta per ora «non violenta» lo stesso non si può dire per alcuni degli abitanti musulmani. Il rapporto oltre a ricordare come la comunità islamica sia sotto il controllo della Fratellanza Musulmana e di altre organizzazioni estremiste segnala la partenza per la Siria di una cinquantina di militanti locali di cui almeno 11 morti in combattimento. -

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