“La cosa più plausibile è che si vada verso un breve periodo di amministrazione straordinaria che si potrà concludere nel giro di 6 mesi o con una vendita parziale o totale degli asset oppure con la liquidazione“, ha spiegato al Tg3 il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – se ci saranno aziende interessate a rilevarla, questo è tutto da vedere, è prematuro”.
Nel pomeriggio è arrivato il primo passo formale: l’Enac, Ente nazionale per l’Aviazione Civile, ha fatto sapere che “il presidente della compagnia Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha comunicato ufficialmente al Presidente dell’Enac Vito Riggio la decisione del Consiglio di Amministrazione della compagnia aerea di avviare la procedura per la nomina del Commissario”. Ed è slittato l’incontro fissato per il 26 aprile al ministero dello Sviluppo economico per fare il punto dopo l’esito del referendum. Il cui risultato “è una sconfitta per tutti – è stato il commento di James Hogan, presidente e amministratore delegato del secondo azionista Etihad e vicepresedente di Alitalia – come azionisti di minoranza in Alitalia, supportiamo la decisione odierna del cda di convocare un’Assemblea dei soci per il 27 di aprile per avviare le procedure previste dalla legge”.
Erano 11.646 i dipendenti aventi diritto a votare al referendum. I voti totali sono stati 10.173. Di questi, 6.816 hanno detto no all’accordo raggiunto il 14 aprile che prevedeva la riduzione degli esuberi tra il personale di terra a tempo indeterminato da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante dal 30 all’8%. In cambio gli azionisti si impegnavano a immettere nel motore della compagnia complessivi 2 miliardi, dei quali circa 900 milioni di nuova finanza. Oltre alla garanzia pubblica da 200 milioni su eventuali flop del piano di risanamento.
L’arrivo del commissario apre la porta alla liquidazione nel giro di sei mesi. L’iter prevede che il cda deliberi la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto le chiavi dell’azienda al governo. Formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). I nomi che circolano con più insistenza, riporta La Repubblica, sono quelli di Enrico Laghi, commercialista romano già commissario dell’Ilva, o Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai dal luglio 2012 all’agosto 2015.
Il loro compito sarebbe quello di elaborare un piano industriale o preparare il terreno a compagnie straniere disposte ad accollarsi i debiti dell’azienda in cambio delle poche rotte straniere che Alitalia ancora copre. Secondo La Stampa Etihad, azionista di maggioranza, ha fretta e sarebbe pronta a firmare con Lufthansa un accordo simile a quello con cui nell’autunno 2016 venne ceduto a Eurowings – low cost della compagnia tedesca – un terzo di Air Berlin.
Senza acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe infine che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione spezzatino degli asset della compagnia.
Via XX Settembre ha fatto sapere con chiarezza che non esiste l’ipotesi nazionalizzazione non è sul tavolo. “Non c’è alcuna possibilità – ha detto ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – il governo ha fatto tutto il possibile per facilitare una soluzione”. Ma ora è emergenza liquidità. L’azienda ha bisogno di risorse fresche per garantire la continuità aziendale fino alla vendita. L’unica ipotesi sarebbe un intervento del governo anche se questo rischia di configurarsi come un aiuto di Stato agli occhi di Bruxelles.
“La Commissione Ue non ha ricevuto nessuna notifica di misure di sostegno a favore di Alitalia”, ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario. Per l’Italia resta comunque un’opzione “possibile” fare richiesta di aiuti di Stato per la compagnia aerea in quanto “sono passati più di 10 anni dall’ultima volta” che questa è stata fatta, spiegano fonti Ue. La Corte Ue aveva infatti riconosciuto la discontinuità tra le società Alitalia, ultima beneficiaria di aiuti, e Cai. In ogni caso – spiegano le fonti – qualunque operazione che non avvenga a condizioni di mercato, ma che comporti un intervento pubblico, incluso un prestito ponte o una liquidazione, dovrà comunque essere notificata a Bruxelles e sottoposta a una rigida condizionalità prevista dalle regole Ue.
“L’Ue può dare per un periodo di tempo limitato” il via libera a un aiuto pubblico “per un orizzonte di 6 mesi, a condizioni molto precise che negozieremo sotto forma di prestito”, ha detto ancora Calenda al Tg3 precisando che si tratterà di un “ponte finanziario transitorio” e non di “una nazionalizzazione né di “cinque anni di amministrazione straordinaria” o di “miliardi di euro di perdite”.
Nella serata di lunedì Paolo Gentiloni ha convocato un mini-cdm straordinario con il ministro dei Trasporti Graziano Delrio e il titolare dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Che, con un comunicato congiunto diramato nella notte e firmato con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, hanno espresso “rammarico e sconcerto per l’esito del referendum che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia”. L’esecutivo, dopo aver spinto per l’accordo azienda-sindacati, si ritrova con la sonora bocciatura da parte dei lavoratori, che in un colpo solo lo hanno sconfessato. Anche se hanno optato per una soluzione che non dà certezza sul futuro. “A questo punto l’obiettivo del Governo – si legge nel comunicato – in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”.
L’Usb-Unione Sindacale di Base gongola per il risultato e chiama in causa la politica: “Si riaprano subito i negoziati; l’alternativa al commissariamento è la nazionalizzazione, ora si esprima anche la politica”. E ancora: “I lavoratori dopo 20 anni di sacrifici dicono no al governo, all’azienda e a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav – afferma Usb in una nota – un dato eccezionale sotto tutti i punti di vista. La bocciatura della pre-intesa conferma appieno la nostra linea politica e, pertanto, ribadiamo al governo la nostra ferma richiesta di continuare i negoziati che, per quanto ci riguarda e a ragione, non avevano raggiunto un esito soddisfacente. Adesso si rispetti la volontà dei lavoratori”. Così lanciano un appello “a tutte le forze politiche e sociali di questo Paese affinché si percorrano tutte le ipotesi, senza escludere l’intervento diretto dello stato e la nazionalizzazione prevista dalla Costituzione italiana”.
“La liquidazione ed il fallimento non sono l’unica opzione – è la posizione espressa da Cub Trasporti – e il governo si disporrà al confronto, si troveranno le soluzioni alternative in grado di non continuare ad infierire sui lavoratori e, al tempo stesso, rilanciare la Compagnia di Bandiera. Se invece l’esecutivo drammatizzerà la situazione, la responsabilità ricadrà interamente sul governo stesso, complice di una strategia di ridimensionamento di Alitalia, in assoluta continuità con quanto fatto dalla politica nelle precedenti legislature”. -