Ventinove liste. Alla faccia del bipolarismo e del moderno senso di intolleranza nei confronti del “proporzionale” all’italiana. Le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio consegnano l’immagine di un’Italia politica divisa dove l’unico obiettivo dichiarato è quello di garantirsi una poltroncina col macchinoso meccanismo delle coalizioni che abbattono le soglie di sbarramento, dei premi al “miglior perdente” della coalizione (che a sentirlo fa ridere), dei resti e dei ripescaggi. Un poltrona di senatore qua, due di deputato al listino che più micro non si può e la raccolta finale che determina le maggioranze o comunque le sconfitte.
La Sicilia, con l’attribuzione del premio di maggioranza sempre più sbilanciato verso destra – dopo qualche momento di fibrillazione che ieri sera, praticamente alla scadenza della presentazione delle liste aveva messo a rischio (ma davvero?) la candidatura al Senato di Raffaele Lombardo, unico nome. aldilà delle polemiche che si scatenano sempre attorno alla figura dell’ex governatore, diabolico stratega elettorale a poter  drenare qualche voto su quella lista – è una delle cosiddette regioni a rischio per il Pd che è già proiettato verso posizioni di governo.  Ventinove liste, dunque, presentate fra le circoscrizioni Sicilia Orientale e Sicilia Occidentale della Camera e quella del Senato.
L’inaspettato D’Alì. Conferme tante, sorprese tutto sommato pochine. Il senatore Antonio D’Alì, preso di mira tra l’altro da una puntata di Report per le inchieste che lo coinvolgono, riesce a spuntarla e non viene colpito dal vento di “pulizia” che il cavaliere Berlusconi e il suo sodale Denis Verdini (a proposito di “puliti”) hanno ritenuto di applicare alle liste in tutta Italia. Distratti dal ciclone Cosentino, ieri, e dallo psicodramma che il Pdl ha vissuto in cerca delle liste mancanti da depositare in Campania, la sua ri-candidatura al Senato in sesta posizione – inserito dal Giornale di Sallusti  fra i “probabili” eletti del Pdl – è passato praticamente nel silenzio generale.
Lo Monte di partito in partito. Come quella di Carmelo Lo Monte, approdato dall’Mpa di Raffaele Lombardo all’Idv di Leoluca Orlando in Sicilia. Un passaggio elettorale talmente improbabile che l’adesione all’Italia dei Valori, partito che da lì a poco si sarebbe disgregato non ha scandalizzato nemmeno più di tanto osservatori e avversari di Claudio Fava alle regionali, a cui sarebbe andato l’appoggio di Lo Monte. Passaggio perché alla fine Carmelo Lo Monte, noto come il Clark Gable di Graniti, è approdato ad una nuova formazione, il Centro democratico di Bruno Tabacci, fresco di dimissioni dalla giunta Pisapia a Milano, piazzandosi addirittura secondo nelle due circoscrizioni della Camera dopo il capolista fondatore del movimento.
Quando la coppia scoppia. Non mancano le piccole curiosità: la coppia nella vita – formata da Fabio Virdi e Claudia Serio in politica “scoppiano”. Il primo è candidato quarto in lista per Centro Democratico nella Sicilia Occidentale, l’altra è settima in lista per Fare per Fermare il declino. Nella lista al Senato di Pid-Cantiere Popolare con capolista Totò Cordaro seguito da Roberto Clemente – entrambi deputati regionali – si giocano poi partite doppie: l’elezione di questi deputati potrebbe garantire l’ingresso a sala d’Ercole di Marianna Caronia, già candidato sindaco di Palermo e sconfitta alle elezioni di ottobre perdendo l’appuntamento con l’assemblea regionale siciliana.
Tumulti in casa Udc. All’ultimo minuto utile – fra le minutaglie, ma neanche troppo, di questa campagna elettorale – si registra anche una defezione fra i candidati: Angelo Spina, sindaco di Valverde candidato con i Moderati al Senato ha rinunciato “ben prima del limite orario utile” si legge in una nota. “Spina ha deciso di rinunciare alla candidatura con la formazione dei Moderati alla luce della scelta del segretario nazionale Lorenzo Cesa di affidare il commissariamento dell’Udc catanese a Filippo Cirolli”. Un cenno che chiarisce senza ombra di dubbio quanto la partita in questo caso riguardi gli equilibri interni all’Udc di Catania e alla campagna acquisti che il nuovo commissario ha già avviato in vista del redde rationem che si consumerà sotto l’Etna dopo la sortita di Marco Forzese che ha gridato allo scandalo per la presenza nelle liste Udc di troppi fuorisciuti ex lombardiani. Defezione quella di Angelo Spina che rimonta la posizione di Accursio Gallo, già assessore regionale alla Formazione nell’ultimo periodo del governo Lombardo con cui evidentemente non ha trovato casa.
Lombardo manda in fibrillazione il Pdl. Quando la scadenza per la presentazione delle liste era già passata, scoppia il caso Lombardo, ovvero la candidatura dell’ex governatore, capolista al Senato. Il rappresentante di lista Gaetano Tafuri dichiara di aver ricevuto una telefonata dal “presidente” che gli diceva di ritirare la sua candidatura. Aggressioni mediatiche e pressioni interne: “Non si può massacrare così un uomo” sbotta al telefono Tafuri che si spinge persino a fare la voce grossa col capo: “No, non ritiro la candidatura – gli ho detto – ci siamo sentiti. Adesso la situazione è più cauta”. Indiscrezioni parlano invece di un perfezionamento ancora in corso dei termini dell’accordo che legherà il Pdl di Silvio Berlusconi al Partito dei siciliani e anche a Grande Sud di Gianfranco Miccichè. -